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Non mi ha lasciato dormire.
Mi dice: "Sai, su quel sito di cui ti ho parlato, abbiamo messo un
elenco d'impiegati e maestranze della Compagnia. Se vuoi darci
un'occhiata, potresti controllare se ci sono dei nomi mancanti dato che
l'elenco pubblicato non è ancora completamente verificato. Guarda se ti
ricordi qualche nome e, se ne trovi, dimmelo".
Mentre mi allontano, dopo averlo blandamente rassicurato - "sì, qual è
il nome esatto del sito? un'occhiata ce la darò" - mi colpisce
d'improvviso l'idea che è forse la prima volta che i dipendenti della
CULMV, la Compagnia Unica dei Lavoratori delle Merci Varie del porto di
Genova, l'erede della medievale Compagnia dei Caravana, che nel 1946
aveva raggruppato in un unico organismo le antiche compagnie che si
dividevano secondo specifiche competenze settoriali il lavoro in porto,
trovano una ribalta dalla quale affermare la propria presenza. Ma,
ironia della sorte o condiscendente omaggio ad un superato reperto del
passato, proprio quando la loro esistenza è da tempo venuta meno.
Sia come sia, il tarlo, che certamente, capisco ora, era ben piazzato in
qualche remota zona del mio cervello, anche se tranquillamente
addormentato, si sveglia e comincia il suo lavoro. La CULMV, rifletto, è
durata, più o meno, una cinquantina d'anni e si è poi trasformata in
cooperativa senza peraltro modificare o smentire la sua iniziale
vocazione. E tuttavia, in questo tempo non breve, segnato da ricorrenze,
pubblicazioni, confronti pubblici ed altre occasioni di presentare se
stessa, la Compagnia è sempre parsa costituita dai soli soci (avventizi
ed occasionali si sentivano, in questa circostanza e forse solo in
questa, già soci), i detentori cioè di quel che un tempo era il mitico "latun",
la custodia metallica in cui era conservata la tessera rilasciata dal
Consorzio che attestava la loro matricola e qualifica.
Nel mio ricordo, salvo i brevissimi seppur doverosi accenni nelle
relazioni che accompagnavano i bilanci annuali, l'altro mondo, esterno
alla Compagnia, aveva potuto sapere in ben poche occasioni che il
funzionamento della sua struttura tecnico-amministrativa era assicurato
da donne e uomini non suoi soci, bensì legati ad essa da un rapporto di
dipendenza.
Troppo poche, in oltre cinquant'anni. Specie se si fosse tenuto in
debito conto il non piccolo contributo che, nel complesso, quelle
persone avevano saputo dare alle lotte e alle trasformazioni che in
tutto quel tempo s'erano succedute nella Compagnia, con i successi e le
battute d'arresto che l'avevano caratterizzate. A parte le comprovate
competenze dei più e la dedizione al lavoro ed all'istituzione dei
tanti, anche se non sono mancati, come dovunque, gli immeritevoli e gli
scansafatiche, mi dicevo che avrebbe dovuto meritare maggior
considerazione la banale constatazione che poter vantare un così
cospicuo numero di dipendenti - fra impiegati di ogni livello e
maestranze spesso altamente qualificate, il loro numero è stato intorno
ai duecento per circa un ventennio - avrebbe recato maggior lustro ed
importanza alla Compagnia.
Ma, tant'è. E sebbene niente possa cambiare quel che è stato, non mi
pareva il caso d'abbandonarmi a inutili recriminazioni, piuttosto
s'insinuava in me la curiosità e, con essa, il richiamo dei tempi
passati. Dovevo proprio guardare quell'elenco.
A casa, appena mi è possibile, cerco e trovo il sito del
circololuigirum.genova.it e, dopo un breve giro nelle sue sezioni,
m'immergo, letteralmente, nella pagina "Impiegati e Maestranze". Leggo
la breve premessa e subito ho conferma di quanto mi era balenato prima
per la testa: c'è, esplicita e direi certificata, l'attestazione della
"morte" (cos'altro vuole dire "cessare d'esistere"?) delle due categorie
di addetti ai servizi della CULMV, con tanto di data del (triste?)
evento e brevi cenni sulle attività svolte in vita, più qualche curiosa
notizia che dà un po' di colore al tono lievemente funereo del testo.
Poi, però, ci sono i nomi. E mentre li scorro, ancor prima di
soffermarmi su ciascuno di essi, mi ricredo: colgo nell'intento dei
curatori il desiderio di dare testimonianza di un tempo che non è
affatto esaurito, anzi, sta' proseguendo il suo corso. Anche se in altre
vesti, come confermano le tante date di cancellazione, uguali a quelle
in cui le categorie degli addetti hanno cessato di esistere, scritte
accanto ai nomi di coloro che, diventati soci della Compagnia,
continuano ad innervarne la struttura e contribuiscono, come prima e
come sempre, a "mandare avanti la baracca".
Ma i nomi degli altri, di quelli che sono andati in pensione in date
antecedenti, mi trascinano in una lenta immersione nella memoria. In
superficie, quasi ad ognuno di essi si associa un viso; appena sotto,
sbucano ricordi e mi sfiorano episodi dimenticati; al fondo, cerco gli
stimoli per riuscire ad illuminare quel che, al momento, mi pare sfugga.
Ed è qui che mi soffermo. Su certe figure, che mi appaiono appena
sfumate e di cui risultano evidenti poche caratteristiche: la faccia,
talvolta la voce, per altre il modo di camminare o la postura, che non
riesco ad associare ai nomi che leggo. Diventa una sfida e mi applico
con impazienza a ritrovare i particolari che possano completare il
quadro, così da far come rinascere chi so per certo essere stato
dipendente della Compagnia, anche se momentaneamente dimenticato.
Così ho passato ore, senza avvertire il sonno, pago di poter aggiungere
qualche nome all'elenco iniziale, quasi a voler, in tal modo, onorare
l'intera compagine dei dipendenti che via via ha vissuto in Compagnia e
ne ha, secondo qualcuno, anche estraneo ad essa, costituito l'ottava
sezione. Quando mi sono coricato, pur controvoglia continuavo a vagare
intorno alla questione e non sono riuscito ad addormentarmi se non
quando mi è venuto alla mente l'ultimo, per ora, ricordo: non solo
sindaci, cantautori e "vescovi" sono stati fra gli addetti della
Compagnia. C'è stato un plurimedagliato, anche con l'oro, in diverse
olimpiadi, un campione del mondo di sollevamento pesi, che per molti
anni ha lavorato nell'allora sezione San Giorgio ed è sicuramente
restato nella memoria di molti suoi colleghi e di tantissimi soci.
zikkaron |