Osservazioni sulle pretese dei
FACCHINI DEGLI SCALI

GERIONE  1875

Dei gravi danni sofferti e che tuttavia sopporta la Compagnia dei Caravana
a cagione delle pretese dei facchini degli scali.

Leali osservazioni di un Caravana.

Il Consiglio della Compagnia ha, nella sua seduta del 15 maggio 1875 con Voto unanime, ordinata la stampa del presente scritto letto dal GERIONE.
 

Genova 1875 – Tipografia Scionico – Piazza Scuole Pie. Biblioteca della Università di Genova – (MISC.LIG.B.18.5)

L’argomento, di cui vado a svolgere, vorrebbe essere trattalo da testa e da penna superiore alla mia, ma  spero di farmi intendere con semplici parole, per far conoscere maggiormente alle Autorità, competenti, quante perdite ha dovuto sopportare la Compagnia dei Caravana in questi ultimi tempi: sia per lavori perduti come per danni avuti in causa di Decreti, che aggregarono alla Compagnia dei Caravana uomini già di età avanzata, e che dopo alcuni anni di servizio prestato, o appena entrati nella Compagnia stessa, ha dovuto pensionarli: come pure per quei ancora in servizio, i quali sono quasi tutti impotenti a sopportare il  faticoso mestiere di facchino, e quindi di aggravio ai Caravana.

Nello svolgimento di questo argomento mi propongo di descrivere con veracità i fatti più importanti accaduti, e che accadono a danno della Compagnia dei Caravana, onde illuminare chi si degna di leggere questi miei semplici scritti, e quindi formarsene una chiara idea.

La Compagnia dei  Caravana oltre il  diritto  di facchinaggio, che attualmente esercita nel Portofranco, Dogana e Regii Magazzini  riuniti  al Molo, per lo passato  prestava  1' opera sua  di  facchinaggio anche nei Magazzini dei Tabacchi in Sampierdarena , sullo scalo a S. Lazzaro , Lazzaretto della Foce in Genova e Lazzaretto del Varignano alla Spezia; indi i Magazzini  in Sampierdarena furono soppressi, immettendo i Tabacchi nei Magazzini di S. Lazzaro che a lor volta furon soppressi anch’essi per causa della costruzione di Magazzini Generali in questa località.

I Caravana perdettero pure il lavoro nel Lazzaretto della Foce ed in quello  del Varignano alla Spezia,  per causa  della  soppressione  della maggior parte delle quarantene Sanitarie.

Se volessi rimontare ad epoche più remote, per enumerare tutti i lavori di facchinaggio, che faceva la Compagnia nostra, sarebbero molto lunghi a descriversi: basti accennare soltanto che i Caravana trasportavano a domicilio in Città tutti i generi  che sortivano dalla Dogana, meno quelli che andavano di consumazione per lo stato; e queste merci  venivano caricate sopra i carri dai facchini del Ponte Spinola.

Certamente che in allora i facchini degli Scali si saranno serviti dei soliti mezzi per appropriarsi indebitamente il diritto di trasporto di dette merci che sortivano dalla Dogana, e con i soliti modi avranno voluto trasportarle essi soli, togliendole ai  Caravana.

Ora  appunto  i  detti  facchini, fanno oggetto di lamento presso le Autorità, perché andando la merce a sbarcare in Darsena essi dicono, di perdere il trasporto dalla  sortita di Dogana, e quindi domandano un compenso.

Quale compenso avranno dato essi ai Caravana quando loro hanno tolto questo lavoro? Eppoi questa perdita , che dicono di avere, il benefizio non va tutto a vantaggio del Commercio? Ad ogni modo è una quistione ancora da discutersi, e vedere se realmente i facchini degli Scali, ricevono un danno o un benefizio, andando la merce a sbarcare in Darsena.

Qualunque merce, che fosse andata con bolletta a Cauzione e che si fosse scaricata dalle Barche in qualunque  punto  delle  Calate del  Porto, e caricata sopra i carri, questa operazione di facchinaggio veniva fatta dai Caravana ; meno un numero ristretto di facchini denominati di S. Lazzaro, i quali trasportavano alcuni generi di Mercanzie, che andavano di Transito.

I Caravana avevano pure il diritto di trasportare una parte dei Salumi in Città che in allora si sbarcavano sul Ponte Mercanzia.

Con tutte queste perdite sofferte la Compagnia non fece mai alcun lamento, aspettando però di fare le  sue  rimostranze a tempo e  luogo; indi fece solamente in questi  ultimi tempi qualche istanza al Capo dell'Amministrazione Municipale, onde avere qualche lavori nei Magazzini Generali in compenso delle perdite avute  per causa, della soppressione e atterramento dei  Magazzini a S. Lazzaro:  ma nulla  mai poterono ottenere, quantunque i Caravana fossero appoggiati da una solenne deliberazione della Camera di Commercio.

Ora dal sin qui detto mi propongo di dimostrare in poche parole i vantaggi che i facchini degli Scali godono in causa delle condizioni mutate dei tempi ed ingrandimento del Commercio, e sono:

Primo vantaggio è quello che avendo distrutto i Magazzini a S. Lazzaro e sostituiti i Magazzini Generali, il servizio di facchinaggio in questi nuovi locali fu affidato esclusivamente ai facchini degli Scali.

Secondo vantaggio si è che una parte di. Mercanzia di Transito, che si sbarca attualmente sulle Calate, il di cui trasporto e caricamento spettava da prima di pien diritto ai Caravana, oggi invece questo lavoro si fa dai facchini degli Scali, se la mercanzia non  viene introdotta  in Portofranco, o nei Depositi Doganali.   In ultimo, tutte le Mercanzie che sortono dalla Dogana, e vanno di consumazione in Città, che prima erano trasportate dai Caravana, oggi invece le trasportano i facchini degli Scali.

Col Regolamento 7 Luglio 1865 furono aggregati alla Compagnia Caravana i facchini cosiddetti del Bollo e dei Salumi, addossando ai Caravana stessi  tutti gli  aggravi che portava con sé la soppressione di dette due Corporazioni di facchini, come servizii al Municipio, sussidi agli Infermi, ai Vecchi, alle Vedove, ed agli Orfani ec. In compenso di questi aggravii veniva accordato ai Caravana  il diritto di trasporto  di tutte le Mercanzie. che  furono sempre di competenza delle Corporazioni soppresse.

Fra le tante prerogative di trasporto che avevano i facchini salumieri vi era pur quella del trasporto  dei Tonni sott'olio, e fino al 1863 questo trasporto venne eseguito esclusivamente dai detti facchini Salumieri; però nei primi mesi del detto anno i facchini degli Scali colle solite ragioni di preponderanza, pretendevano di trasportare essi soli i Tonni, ma in quel momento le pretese loro  non  poterono vincere  le ragioni dei Caravana, poiché dietro intervento dell'Autorità della Camera di Commercio e del Municipio, la Commissione Municipale sul facchinaggio in sue sedute del giorno 8 e 22 Aprile 1863 deliberava:

Appartenere ai facchini dei Salumi il diritto del  trasporto, quando questo venga concesso dalla Dogana dalla calata in Città passando da detta Porta (Porta Salumi) dei Salumi esteri anche sdoganati a termini dell' art. 1.° del Regolamento per essi attualmente in vigore, come pure quello dei Tonni Nazionali, ed altri generi che come i Tonni medesimi godessero del Deposito in detti Regii Magazzini ; conché i Consoli dei facchini Salumi abbisognando di ausiliarii siano tenuti (esaurito il numero dei surroganti ammessi dalla R.ª Camera di Commercio a valersi dei facchini del Ponte Spinola”.

 

Tuttavia i facchini degli Scali, non volendo ubbidire a tutto quanto venne deliberato dalle Autorità Competenti, fu nuovamente deciso con altra deliberazione della Commissione predetta in data 12 Maggio 1863 che il trasporto dei Tonni venisse fatto metà dai facchini dei Salumi e metà dai facchini degli Scali, prelevando dalle mercedi il diritto di sbarco che fu dichiarato di competenza dei Salumieri.

Come si vede che il più forte volle in qualche modo togliere, una parte di nutrimento del più debole, almeno che le cose fossero restate sempre come furono decise dalle Autorità; ma i facchini degli Scali non sono gente da contentarsi  di sì poco, e loro si potrebbe benissimo applicare quel detto che dice l'appetito viene mangiando: ed è una prova che i facchini degli Scali non sono contenti, perché dissero apertamente alle Autorità riunite ed in presenza  dei Caravana  che  loro non resteranno tranquilli fino a tanto che le Autorità non avranno aggregato i Carovana ai facchini degli Scali; perché esistendo i Caravana in forza di Legge e non avendo i facchini degli Scali alcuna Legge che li assista ed essendo essi semplicemente tollerati dalle Autorità, ed insistendo nel volere equiparare i Caravana ai facchini degli Scali,  è come dire che vogliono lo scioglimento della Compagnia.

Le disposizioni Municipali, prese d'accordo con la Camera di Commercio e le parti  interessate, che regolavano il trasporto dei Tonni furono rispettate dai facchini degli Scali fino al 1865: nel successivo 1866 sempre colle solite ragioni del più forte vollero trasportare essi soli i Tonni, lasciando ai facchini Caravana, che in forza del Regolamento 7 Luglio1865 per essi allora in vigore, erano entrati in tutti i diritti che avevano i facchini Salumieri, solamente il diritto di solo sbarco: e questo fu il modo di agire dei facchini degli Scali, non rispettando mai le deliberazioni prese dalle Autorità e convenzioni fatte tra facchini e facchini.

Nel 1866 la Compagnia Caravana non poté far valere i suoi diritti di trasporto sopra tali generi, poiché non ebbe il tempo di ricorrere, inquantoché i facchini degli Scali aspettarono ad opporsi a questo lavoro appunto quando i Tonni erano già sul luogo di sbarco. Siccome questi generi di Mercanzia non possono soffrire ritardi  per lo sbarco e spedizioni che da un momento all'altro variano i prezzi sul mercato, così i Caravana onde non incagliare e pregiudicare gli interessi dei Commercianti non vollero mettere ostacoli, protestando però verbalmente in faccia alle Autorità e riservandosi di far valere in tempo le loro ragioni  l’anno veniente; il che fecero con nota in data 17 Maggio 1867 N.° l5 alla Camera di Commercio, la quale rimise la pratica all’ispettore di Polizia  del Porto esprimendosi in questo modo :

Riconoscendo che non era conveniente prendere deliberazioni sulla materia in cui in essa si tratta, senza l'intervento delle Autorità che  rappresentano i facchini degli Scali, perché  non si ha giurisdizione sugli stessi ecc.”.

I facchini degli Scali, come più sopra si è detto sempre agirono prepotentemente, e sempre in odio alle deliberazioni prese dalle Autorità Locali e contrariamente alla legge; hanno voluto essi soli trasportare i Tonni fino al 1873 epoca  della soppressione della Gabella Salumi lucrandosi per molti anni i guadagni devoluti per Legge e Decreti ai poveri Caravana.

Con Regio Decreto 16 Maggio 1854 i facchini cosiddetti del Transito, furono aggregati alla Compagnia Cara vana, godendo l'anzianità dal giorno in cui furono ammessi nella corporazione del Transito, per conseguenza tutti i facchini vecchi della soppressa corporazione furono pensionati, e i Carovana dovettero sopportare tutti gli aggravi delle pensioni,  abbenché questi facchini vecchi avessero prestato servizio in altra corporazione.

In correspettivo di questi aggravi la Compagnia entrava nel diritto di trasportare tutte le mercanzie, che in allora venivano trasportate dai detti facchini del Transito: fra questo servizio vi era compreso pure quello di caricare i Vagoni di Transito entro la Stazione della Ferrovia, e che poi con Regi Decreti 4 Dicembre 1864 e 7 Luglio 1865, questa fonte di lucro venne anche tolta, rimanendo alla Compagnia Caravana l'onere di mantenere i vecchi facchini della soppressa Corporazione, senza alcun compenso.

Con Regio Decreto in data 5 Luglio 1860 aggregarono pure alla Compagnia Caravana, i facchini Doganieri che prestavano servizio  nell'interno della Dogana, i quali percepivano dal Commercio centesimi 8 per quintale per il  trasporto  della  merce dall'interno di questo deposito, fino alla porta d'ingresso della Dogana.

Questa aggregazione fu fatta senza .alcun compenso alla Compagnia, perché ad essa veniva tolta la mercede,  che  prima esigevano i detti facchini Doganieri dai Commercianti.

Questi facchini in numero di 19 erano la più parte vecchi, e la Compagnia dovette pensionarne una parte, come aveva già fatto per quelli del Transito, quindi altro aggravio per i Caravana.

Solamente dopo qualche tempo i Capi dei Caravana ricorsero ai singoli Negozianti, onde avere qualche compenso, i quali sempre buoni quando si tratta di venire in aiuto  dei Caravana, sottoscrissero  una domanda della Compagnia  alla Camera di Commercio, onde accordasse centesimi 4 per quintale invece di centesimi 8 come prima percepivano i facchini Doganieri per la sortita  della merce dalla Dogana.

Nel Novembre 1871 i facchini degli Scali ci impedirono di sbarcare del Merluzzo nei Depositi Doganali del vino al Molo, abbenché le Autorità Doganali, cioè: Intendenza di Finanza e Direttore di Dogana insistessero che questo lavoro di sbarco, introduzione, estrazione dai locali stessi e la consegna della detta merce ai Carri, alle Barche e alla Ferrovia (Art.° 9 del nostro Regolamento) fosse eseguito da noi,  ma pure i facchini degli Scali fecero tanta insistenza, che vollero far questo lavoro essi stessi; non dando ascolto all'Autorità di Pubblica Sicurezza, la quale cercava di persuaderli a  lasciarci  eseguire  tal  lavoro, consentitoci per Legge e in forza del nostro Regolamento: pertanto la quistione rimase insoluta essendoci stato  risposto dall' Autorità Politica a cui siamo ricorsi, di ricorrere ai Tribunali.

I Caravana, vedendo che potevano succedere collisioni tra facchini e facchini, retrocedevano da questo loro giusto diritto, aspettando però pazientemente che un giorno le Autorità competenti mettessero un freno alle prepotenze dei facchini degli Scali onde non fosse più violato questo nostro diritto acconsentiteci per Legge.

Prima della promulgazione del nuovo Regolamento Doganale la merce che arrivava a pagare lire 4 di Dazio doveva  introdursi in Portofranco o Magazzini Doganali.

Il nuovo Regolamento  da  facoltà al Direttore di Dogana di permettere di sdoganare la merce anche fuori del recinto Doganale quando questa merce non supera le lire 10 di dazio, e perciò la Compagnia Caravana ha perduto si può  dire un quarto di. Mercanzia, che è andata tutta a vantaggio dei facchini degli Scali:  di tutte queste perdite la Compagnia non ha mai mosso un lamento, e si è sempre rassegnata a vedersi decimare un'altra fonte di guadagno.

Con la conversione della Darsena ad uso del Commercio, il Municipio ha concentrato in detto locale i due Depositi dell'Imposta Municipale che si  trovavano nel Palazzo dell'Annona al  Molo sotto i Portici di  Via  Carlo Alberto vicino alla Porta dei Vacca.

Questi depositi davano alla Compagnia un guadagno annuo in media di lire 15.566; ed ora questi depositi essendo stati  concentrati in un locale più ampio della Darsena, il facchinaggio in questo deposito viene esercito esclusivamente dai facchini dello Scalo, e così i Caravana perdettero quest'altra fonte di lucro.

Si noti che questi depositi furono concessi per il trasporto delle merci ai facchini Salumieri ora aggregati alla Compagnia Caravana, onde compensarli, in parte, dei servizi giornalieri che prestavamo e che tutt'ora prestano i Caravana stessi con tre uomini fissi all’Imposta Municipale, ed altri servizi fatti da altri Caravana, come: portare e riportare la Biancheria nei diversi Corpi di guardia di Montagna per  uso  delle  Guardie dell' Imposta , e ritirare le cassette coi denari alle Porte di Montagna.

Il servizio di facchinaggio in detti depositi fu accordato anche alla Compagnia per l'aggravio ad essa addossato di pagare le pensioni ai “Grassini” che facevano parte di un' altra antica Corporazione denominata dei Grassini, soppressa nel 1847 e aggregata una parte dei suoi membri alla Corporazione , che si stava allora organizzando dei facchini Salumieri e che in forza di Decreti Regi furono poi aggregati tutti nel 1865 alla Compagnia Caravana.

Inoltre il Municipio per detti servizi, paga annualmente alla Compagnia Lire 2.380.

Nel 1859 la Camera di Commercio con sua deliberazione del 22 Marzo, aggregava alla Compagnia numero 30 facchini degli Scali già logori dai lavori e molto avanzati in età; in compenso  di questa aggregazione si chiudeva con uno steccato di legno il Ponte Mercanzia, dicendo ai Caravana che ad essi sarebbe stato affidato l'esclusivo trasporto di tutte quelle merci, che fossero sbarcate sul detto Ponte e lungo le Calate di Porta Cattanei che prospettano il Portofranco.

Questa concessione non fu mai messa in opera, perché i facchini degli Scali continuarono a sbarcare e trasportare la merce nel recinto chiuso (che non fu mai chiuso) e i Caravana dovettero rassegnarsi, e accettare i facchini già vecchi senza alcun compenso. Almeno la Compagnia dei Caravana avesse avuto la facoltà di scegliere dei facchini giovani, i quali non le sarebbero stati di tanto aggravio come quelli già logori e vecchi ad essa addossati!

Con Decreto Sindacale in data 15 Ottobre 1873 veniva accordato ai Caravana di potere sbarcare in Darsena, introdurre a Magazzino e trasportare in Città tutti i Salumi, Grassine, Metalli, Pelli o Cuoja che prima introducevansi nel Deposito Doganale dei Salumi o in Portofranco.

Dietro questa concessione il Sindaco desiderava che una volta esaurito il numero dei 125 giornalieri che da molto tempo, in caso di bisogno, si presentano al servizio della Compagnia, si chiamassero a lavorare di rinforzo i facchini dello Scalo colla paga fissa di lire 4 al giorno,  e di lire 2. 50 per mezza giornata da principiarsi questa alle ore undici antimeridiane.

Questo desiderio del Signor Sindaco, fu accolto dai Caravana,  e il compianto Signor Canchero allora Direttore dell' Imposta Municipale emanava un Decreto in data 21 Ottobre 1873 che fu reso pubblico, il quale statuiva delle norme per il servizio dei giornalieri e la mercede con cui dovevano essere compensati i facchini degli Scali chiamati di rinforzo. Difatti, nei giorni 22 e 27 Novembre 1873 i Capi della Compagnia, si presentarono ai Capi dei facchini degli Scali per avere dei facchini di rinforzo, i medesimi si sono sempre costantemente rifiutati di concederli.

Il giorno 11  Marzo  1874 i Caravana fecero di nuovo richiesta ai Capi dei Facchini degli Scali di numero  20  uomini di rinforzo,  e  questi ne mandarono 13, dei quali si presentarono al lavoro solamente 8, fra cui altri 4 se ne andarono dopo di avere principiato il lavoro: e così ne restarono a lavorare solamente 4.

Di questi fatti ne fu  fatto rapporto al Signor Direttore dell’Imposta Municipale con lettera in data 24 Novembre 1873 N.° 93 e 27 Novembre 1873 N.° 96 e 12 Marzo 1874 N.° 23.

È da ritenersi che la Compagnia accettando di pagare lire 4 per giorno e lire 2. 50 per mezza giornata ai facchini degli Scali, altera il suo principio economico, poiché: pagando ai giornalieri di rinforzo solamente lire 3.60 per giornata intera e lire 2 por mezza giornata, i Caravana risparmiano cent. 40 per le giornate intere e cent. 50 per le mezze giornate.

Nel mese di Dicembre scorso i facchini degli Scali si erano opposti a lasciarci sbarcare la merce che non s'introduceva in Portofranco o Dogana consentitaci dal Regolamento, e che noi abbiamo sempre sbarcata; ma dopo la prima opposizione nulla più dissero, nondimeno noi abbiamo continuato a sbarcare come per lo passato. Solamente pochi giorni sono il Signor Direttore di Dogana ci aveva dato ordine di non sbarcare più la merce sulla Calata.  Passato un giorno da quest' ordine dato, ci venne subito revocato dallo stesso Signor Direttore.

Se dovessi giudicare la condotta dei facchini degli Scali in queste loro ingiuste, pretese potrei dire ch’eglino subiscono tutte le fasi come la Luna, imperciocché: un giorno si mettono in testa che i Caravana non hanno diritto ad un genere di lavoro, si  oppongono senza riflettere se quella loro esigenza sia giusta o no, e se sia contraria alle Leggi ed ai Regolamenti;  passato il primo impeto o dopo di essere stati contrariati dalle Autorità, taciono per un po’ di tempo, poi ricominciano le stesse stravaganze e pretese che avevano avanzate poco tempo prima.

Facendo seguito alle pretese che continuamente avanzano i facchini degli Scali a danno dei Caravana , bisogna notare quella che si sono opposti  a lasciarci  sbarcare  e  introdurre  nel  Deposito  Doganale,  così  detto  della  Doganetta, dei Zuccheri greggi, destinati alla  Raffineria degli Zuccheri in Sampierdarena. Questa pretesa, dico è priva di buon senso e contraria alla  Legge, dal momento che l’articolo  6° del Regolamento dà il diritto ai Caravana di fare questo lavoro.

Non possono nemmeno i facchini degli Scali, dire che il trasporto di questo Zucchero che prima andava a  sbarcare  al Passo Nuovo venisse tolto a  loro, poiché  meno  qualche  migliaio di sacchi, che alcuni mesi sono sbarcavano al Passo Nuovo, da quella parte di Calata, che ad essi fu concessa dalla Ferrovia, d’accordo col Governo e  il  Municipio,  il rimanente sbarcava e  vi sbarca tuttora in quel punto di Calata; ove ha il diritto di sbarco la Ferrovia dell'Alta, e che questa diede  l’incarico di eseguire  questi trasporti ad un appaltatore d'uomini.

Altri intoppi e soperchierie potrei narrare , se non temessi di stancare la pazienza di chi legge questi miei scritti; solamente noterò le tante opposizioni, più volte fatte dai facchini degli Scali, onde impedire ai Caravana, che trasportassero certi generi di tessuti per la strana ragione che non erano laminati, come se la lamina fosse stata la sola, che dava diritto al trasporto ai Caravana.

Gl'impedimenti poi fatti dai facchini degli Scali onde i Caravana non portassero la merce dai Depositi Municipali al punto d'imbarco, furono tanti e sì frequenti che furono pili volle costretti a farne rapporto alla Camera di Commercio, la quale fece sempre ragione ai giusti reclami  dei Caravana.

Ma anchessa non ha mai potuto porvi un riparo, attesoché l'Autorità Politica non fece prima rispettare con severità; ai facchini degli Scali il nostro Regolamento  in  data 7  Luglio 1865.

Difatti l'Autorità  non fece mai osservare con rigore la legge, prendendo sempre delle mezze misure, le  quali  non  fecero  che  accrescere la baldanza di questi che vogliono togliere i diritti a quelli che ne sono investiti per forza  di Decreti e Regolamenti.

In questi ultimi giorni essendosi occupate tutte le Autorità della quistione ardente del facchinaggio fu accennato all'idea che, dovendo i Caravana  in certe  epoche mettere dei giornalieri di  rinforzo, questi (dopo esaurito quelli che da anni abitualmente chiamano di rinforzo) dovessero chiamarli tra i facchini degli Scali. Una simile convenzione era già stata stipulata fra i Caravana e i facchini delli Scali fino dal 1873 per ordine del Municipio; e fu reso pubblico un Decreto, il quale stabiliva delle norme, e le mercedi da accordarsi ai facchini delli Scali: questa convenzione non poté mai  avere eseguimento (come si è accennato più sopra) stanteché i facchini delli Scali si sono sempre formalmente ricusati di accordare i facchini di rinforzo richiesti dalla Compagnia Caravana.

Venne pure inteso clhe i facchini delli Scali vorrebbero introdurre nella Compagnia un nuovo sistema per il lavoro che fossero chiamati ad eseguire per conto dei Caravana: questo sistema sarebbe di non voler lavorare a giornata  fissa, ma bensì ad essi fosse concesso un dato lavoro a un tanto per quintale, da convenirsi; e questo lavoro vorrebbero eseguirlo indipendentemente dai Capi dei Caravana.

A chi ignora del come viene  fatto il servizio dai Caravana, nell' eseguire i trasporti, i facchini delli Scali potrebbe  facilmente dar ad  intendere che il metodo da loro suggerito si può benissimo attuare: ma chi si trova in mezzo al Commercio e sa come viene eseguito il lavoro dei Caravana e quante volte bisogna    caricare e scaricare la merce prima che sia collocata a posto nei Magazzini, o trasportata  dal Portofranco in Dogana e sempre colle stesse mercedi, facilmente vede che è impossibile di adottare quel metodo.

Io credo che  i  facchini delli Scali sieno come quelli che domandano 100 per ottenere 2; oppure non  abbiano intenzione o bisogno di lavorare con la Compagnia dei Caravana, altrimenti non ricuserebbero, una  mercede  che li stessi Caravana  non guadagnano, e non pretenderebbero di sconcertare l'ordine di   servizio da più Secoli praticato dalla Compagnia.

La Compagnia Caravana  accettava, di aumentare la giornata ai  facchini degli Scali che fossero venuti a lavorare come giornalieri di rinforzo, onde non mettere ostacoli alle Autorità acciò venissero a qualche accomodamento coi facchini. Faceva pure questo sacrificio, perché vedeva l’impossibilità di  poter attuare  l'idea dei  facchini degli Scali di accordare ad essi cioè  il lavoro a cottimo;  idea  già  messa  innanzi da qualche  anno dagli stessi facchini, e che la Compagnia ha sempre costantemente respinto; non tanto per il  danno finanziario,  ma  bensì, è  da ripetersi, per il danno economico, e che sconcerterebbe l'ordine interno del servizio.

Ritenuto che le esigenze del Commercio sono in ragione della velocità della Ferrovia e dell'Elettrico con cui viene ordinata la spedizione di partite di importanza  tale  da  richiedere  un immediato rinforzo di braccia, il nostro Regolamento non poteva a meno di autorizzarci per queste circostanze a servirci di giornalieri.

Ma lasciando a parte questo, c’è anche una ragione di Giustizia e di Umanità. Se la Compagnia dei Caravana è composta per due terzi di quasi inabili al lavoro, ciò si deve ai Decreti Regii più sopra accennati che aggregarono alla Compagnia stessa molti vecchi e  pochi giovani.

Facendo una rivista dei 285 Caravana che sono in attività di servizio il Medico certificherà che almeno i

due terzi hanno il corpo tutto pieno di onorate cicatrici, chi per causa del Carbonchio[1] chi per causa di ferite riportate in servizio; chi per rottura od altro.

Ebbene tutti questi invalidi come potranno vivere se domani il miglior lavoro fosse fatto dai facchini degli Scali, che ci parlerà sempre una spesa maggiore di L. 3,60 per giornata  anche con una tariffa bassa da convenirsi?

Nelle affluenze di lavoro  la Compagnia paga  invece attualmente L. 3,60 al giorno a giovani sani e robusti  i quali danno un aiuto e benefizio a quei Caravana quasi inabili a lavorare.

Quando vi è il colera, la guerra,[2] le crisi commerciali, allora i Caravana sono obbligati a stare da  mattina a sera chiusi  nei luoghi che servono, e quindi devono rassegnarsi quasi a patire la fame; e se dopo viene un po’ di lavoro da poter pagare i debiti contratti, ed ecco che i facchini degli Scali colle loro pretese tentano  di portare il disordine nel servizio dei giornalieri, i quali poi finiranno per voler essere pagati tutti eguali.

Quindi mi appello alla Giustizia delle Autorità competenti di far osservare a suo tempo le Leggi ed i Regolamenti a quei che per ingiuste pretese volessero togliere altri diritti  appartenenti alla Compagnia dei Caravana, come pure di non agire con debolezza verso coloro che vogliono violare le Leggi, affine  di  non lasciare sacrificati gli interessi e lesi i diritti di altri Cittadini.

Io non mi propongo di  fare altre osservazioni con più chiarezza, perché  i miei studi li ho fatti sui Ponti, sulle Calate, e nel  Portofranco, trasportando merci per i Signori Negozianti, perciò tutto quanto ho esposto mi fu dettato da quel poco di buon senso che mi fu dato dalla madre natura.

E conchiudo con dire che la Compagnia dei Caravana, alla quale  io appartengo, trovasi in gravissime condizioni per i suoi miseri guadagni, non essendo sufficienti per isfamare le loro proprie famiglie; e se essa addottasse il sistema di lavoro che i facchini degli Scali vorrebbero introdurre, si assottiglierebbe ancora di più i suoi guadagni, mettendola nella impossibilità di poter sussidiare gli Infermi, i Vecchi, gli Orfani e le Vedove. E per chi farebbe, poi questi sacrifici ? per degli ingrati che, lo ripeto, dissero  sfacciatamente, alle Autorità ed in presenza dei Caravana: che loro non saranno quieti fino a tanto che non sarà soppressa la Compagnia dei Caravana.

 GERIONE                 Genova Giugno 1875

[1] Pustula maligna la cui sede è nelle pelli. È un male spaventevole che si attacca, non si sa come, anche non trasportando cuoja. È una vera peste che, appena sviluppata, uccide in breve ora.

In fatti negli scorsi mesi di Primavera, stagione che è la più pericolosa, si verificarono tra i miei compagni non meno di sei casi di Carbonchio, due dei quali seguiti da morte quasi subitanea. I colpiti erano giovani perfettamente sani, forti e robusti. Le loro numerose famiglie, sussidiate  nelle proporzioni troppo tenui stabilite dal nostro regolamento 7 luglio 1863 restarono perciò rovinate e furono per così dire, da un giorno all’altro gittate in mezzo alla pubblica strada nella estrema indigenza!

[2] Nella rivoluzione del 1849 i Caravana non solo rimasero giorno e notte fermi al loro posto di guardia nell’interno del Portofranco, ma la Compagnia provvide anche una squadra d’uomini di guardia alla Banca Nazionale.