Il mio porto tanti anni fa
(di Pino Ratto)

Sono passati tanti anni da quando ventenne frequentavo la “chiamata dei lavoratori portuali”, sezione scaricatori, in gergo ”camalli” del porto di GENOVA. La chiamata si svolgeva in un vecchio capannone situato nelle vicinanze della Calata Mandraccio. Il disordine era d’obbligo, la confusione era tale da scoraggiare anche il più fiducioso dei presenti.

Tutti gridavamo il nostro nome, con la speranza che il collocatore, il famoso “Grisou” scrivesse il nostro nome in una delle richieste di lavoro. Per noi “raccogliticci”(così eravamo qualificati) non c’era nessun ruolo d’avviamento, col tempo abbiamo costituito un ruolino, la cosiddetta “Bibbia”, anno 1947, anno in cui ebbe inizio l’arduo tirocinio.

Ricordo quando insieme alla mia squadra, in gergo “gang” fummo comandati ai Magazzini Generali, con il compito di sbarcare balle di cotone da una nave americana. O Maxin, era già in scià caladda, O Maxin, era il caporale dei Magazzini Generali, socio della Compagnia, un uomo capace e dalla forza eccezionale ma di infinita bontà.

Il primo lavoro consisteva nel dover portare le mancine alle stive delle navi,  mi spiego: se la nave sbarcava dalle stive 1.2.4. la mia squadra unitamente ad altre due squadre “con o Maxin” che dava l’avvio con una grossa maniglia a forza di braccia spingevamo una per volta  le tre mancine alle rispettive posizioni.

I vecchi camalli del Ponte Spinola sicuramente lo ricorderanno.

Oltre allo sbarco del cotone, altri lavoratori erano adibiti allo sbarco e all’imbarco, al ricarico di tutte le altre merci.

A caladda, era animata da un andirivieni di gente, i giornalieri (così erano qualificati i lavoratori che operavano nelle stive) li vedevi trascinare: bailucchi, redance, gaffette, braghe di manila, attrezzi tradizionali del lavoro portuale.

Gli addetti alla manovra dei vagoni ferroviari, con i loro forti cavalli da tiro, iniziavano il lavoro portando i vagoni sottobordo, gli spedizionieri, i pesatori, i mancinanti, tutti si davano un gran daffare. A caladda, era in piena efficienza.

Vecchio porto di Genova, oggi contemplo con occhio triste le tue banchine. Rivedo la gran mole di lavoro, gli arrivi, e le partenze delle vecchie e romantiche navi, le chiatte colme di merci, i pontoni con la loro solida coperta, con la prora e la poppa  quasi quadra, le barche per le provviste di bordo, i vecchi barcaioli con i loro solidi gozzi, quasi sfiorati dai gabbiani che con il loro grosso becco ricurvo, volavano a pelo d’acqua.

I Pivanti” strani personaggi  che tiravano a campare raccogliendo piccole quantità di caffè, zucchero, pasta etc. Chi non ricorda la simpaticissima “Beppa”?         

Risento l’aroma del caffé, della noce moscata, della cannella, dei chiodi di garofano, del pepe, l’odore caratteristico  delle pelli, delle balle di cotone, e delle balle di lana, di stracci, dei fusti di olive, di budella, di granulati, di olio, l’acre odore delle resine, dello stoccafisso; risento l’effluvio dell’acqua salmastra, nera oleosa che lambiva le banchine.

Strani odori, strani profumi, profumi penetranti e gradevoli, quasi ti procuravano uno stato di ebbrezza.

Rivivo l’atmosfera festosa che c’era nei giorni che precedevano il Natale, ansiosi aspettavamo la gratifica, e tutti a chiedere “quand-ei dan?” Risento la sferza del freddo vento di tramontana che negli inverni rigidi ti spaccava la pelle.

Rivedo le navi in rada, in attesa d’attraccare, le mancine tutte in movimento, i venditori ambulanti di panini, bibite, focaccia. Gli accoglienti baretti dove potevi bere un caldo caffé in compagnia di cari amici.

Il tempo fugge veloce come nella tempesta il vento. Quanti uomini sono passati! Uomini che hanno lavorato, faticato, sudato, e dopo dure giornate di lavoro, con i loro sguardi stanche speravano di poter lavorare anche il doman l’altro.

Vecchia pagina, forse con te anch’io rimpiango il ricordo di un’epoca dal fascino irripetibile.

Camalli, giornalieri, pesatori, commessi di bordo, cassai, imballatori, spedizionieri, mancinanti, uomini della manovra, amici tutti….

Addio…o arrivederci?

Ratto