|
A Beppa di Germano Canepa |
|
Porta Siberia,
un varco in fondo alle vecchissime case del quartiere del Molo. Il dormitorio pubblico, il magazzeno dei generi di monopolio, la bottega straunta da Rina, "frisciolęa",con un fazzoletto nero che le copriva interamente i capelli: "Cose voemo? Trei etti de coccólli? En belli cädi..." Nel vicolo a fianco, un magazzeno con bilancia, un odore indefinito di resine, gomma arabica, essenze oleose e non. Un barile colmo di metallo che somiglia vagamente al colore del rame. Quasi di soppiatto entra una donna mingherlina e ricciuta: "scił, femmo fito, dai, 'na pesadda e via". Versa velocemente in una specie di grande setaccio una quantitą piuttosto abbondante di semi di arachide.- "Tegni o conto che ho da fa". E scompare, svelta come era entrata.
Si avvia rapidamente al varco di porta
Siberia. L'abbigliamento inusuale, vagamente moderno, consiste in
calzari invernali, gonna pesante di cotone e maglione, coperti da un
pratico grembiale nero di fustagno con pettorina. Parla con tutti gli
spedizionieri addetti al varco doganale, si fa accendere una sigaretta
che penzola dal labbro mentre chiacchiera con assoluta disinvoltura. Nel frattempo sacchi di cereali vengono
sapientemente manipolati dai camalli. L'alzata appesa al bigo attende
che quella gią posata a terra venga sistemata. A Beppa parte verso i
sacchi con noncuranza e, con una rapida sbirciata, considera il valore,
il peso, la qualitą della merce e la convenienza di riempire il marsupio
di fustagno che cela sotto il grembiule. Poi, passa in altra posizione.
Tutti la conoscono. Il lazzo e la battuta feroce la lasciano
indifferente... A volte quando le giornate erano torride, dopo aver fatto la "piva", tornava sul luogo del crimine per portare ai camalli una bottiglia di vino o comunque una bibita. Persone che l'hanno conosciuta pił da vicino perché sue coinquiline, affermano che spesso pagava lei la bollette della luce a povera gente che non era in grado di affrontare la spesa. Si vocifera pure che un giorno, erano quelli tempi di cruda miseria, si fosse tagliata la treccia per venderla, allo scopo di procurare le medicine a un bimbo infermo. Questa era "A Beppa". Un personaggio che faceva parte dell'angiporto, un mondo di variegata umanitą, ora scomparso, trascinato via dal volgere inesorabile del tempo, se non dal costo del progresso che solo i futuri eventi potranno dirci se a vantaggio o svantaggio dei tempi attuali. |