Sindacato   Pensionati  Italiani 

CGIL

 

DA COME ERAVAMO...
...A COME SIAMO OGGI

 

 

Appunti storici del lavoro
nel porto di Genova
dal XIII  al  XXI  secolo

PREFAZIONE

Mario Bagnasco e Vittorio Gaglione ci hanno fatto il gradito regalo di consegnarci un'anteprima del loro nuovo lavoro.

Nell'Ottobre 2007, la Camera del Lavoro aveva organizzato la presentazione di "COME ERAVAMO", loro prima opera, che raccontava le lotte sindacali affrontate e condotte dai lavoratori portuali fino ai primi anni '80.

In quella interessante e partecipata occasione, entrambi, intervenendo nel dibattito, sollecitammo gli autori a non fermarsi, a proseguire nel loro racconto e nella critica dei fatti susseguitesi nel porto di Genova negli anni successivi.

Ma il regalo, di cui si diceva in apertura, è diventato sorpresa quando ci è stato chiesto di scrivere "due righe" di prefazione. Sorpresa che, naturalmente, ci ha riempito di orgoglio poiché non siamo critici letterari,  ma sindacalisti più a nostro agio tra assemblee e trattative.

Quindi, il nostro contributo non poteva che essere una lettura e un commento di chi quegli anni li ha vissuti ricoprendo altri ruoli, e che poi, più avanti, si è trovato a cimentarsi con questa realtà.

Nel leggere il libro, emerge una prima riflessione. Passano gli anni, cambiano le leggi e i nomi dei protagonisti, ma una costante attraversa la portualità: l'attacco continuo al lavoro, ai suoi diritti, alle sue condizioni.

Mettere idealmente insieme i due libri (quello di oggi e quello di allora) ed a questi aggiungere la cronaca degli ultimissimi anni e giorni, ci potrebbe meravigliare: è come assistere ad un continuo replay di situazioni in cui cambia magari il contesto, ma non i contenuti ed i protagonisti.

Anche chi è abituato, nella nostra città, a parlare dei portuali come di una categoria privilegiata, scoprirà che da decenni si lotta contro la precarietà, per un salario certo e giusto, per avere un unico contratto di lavoro (obiettivo raggiunto solo nel 2000), per difendere il ruolo delle compagnie dal continuo, storico tentativo di ridimensionarle, per affermare una vera regia dell'Autorità Portuale (prima Consorzio Autonomo del Porto), per affermare un valore universale come la pace.

Scopriremmo che certe tensioni tra le componenti storiche del mondo del lavoro si ripresentano, anche se in forma minore, con diversi protagonisti (i lavoratori dipendenti del Terminal) oggi, che quello del portuale è un mestiere pericoloso, che gli infortuni sono sempre tanti, che si muore ancora troppo spesso, allora (come ci raccontano Mario e Vittorio) come oggi.

E che quando si pensa di aver trovato un accordo, una tregua, l'attacco ai diritti parte da un'altra direzione. I particolari di questa storia sono fedelmente riportati nel libro, che è fondamentale ripercorrere.

È importante che i tanti giovani che oggi lavorano in porto la conoscano e capiscano che, di questa storia, fanno parte e rappresentano la prosecuzione.

Nulla deve essere dato per scontato, perché è conquistato una volta per sempre. Solo conoscendo da dove si viene si potrà avere più chiaro che cosa ci aspetta e dove vogliamo andare.

Ma dai libro di Bagnasco e Gaglione si ricava anche un altro messaggio. Ovvero che il Sindacato, ed in porto in particolare la CGIL, è, ed è stato sempre, protagonista a fianco dei lavoratori. A volte in maniera dialettica, spesso calandosi con qualche difficoltà nel particolare mondo delle banchine, ma sempre presente.

Ed è bene che i giovani lo sappiano e lo facciano proprio, soprattutto in un periodo in cui si fa a gara per demolire tutti i punti di riferimento della Società, in cui si cerca di fare trionfare il qualunquismo e l'individualismo, in cui si instillano paure

verso tutto ciò che non ci somiglia, per spingerci ad isolarci sempre più.
In cento e più anni di vita la nostra Organizzazione è sempre stata accanto ai lavoratori: magari sbagliando, discutendo fino allo stremo delle forze, ma sempre con l'obiettivo di migliorare le condizioni di chi lavora.

Cosa ne sarebbe stato delle battaglie, delle lotte che abbiamo portato avanti, senza una CGIL forte e rispettata che i lavoratori stessi, hanno contribuito a costruire?

E se tutto ciò è vero, se gli attacchi a chi lavora continuano, è dalla partecipazione e dell'unità dei lavoratori che abbiamo

ancora bisogno. Perché, nonostante le tensioni che hanno spesso opposto le componenti storiche del lavoro portuale, anche nei momenti di maggiore incomunicabilità, di fronte a tematiche generali sindacali, l'unità di azione veniva rapidamente ricomposta.

Nonostante le difficoltà e le asprezze del lavoro portuale, sono però ancora centinaia i giovani che ambiscono a lavorare in questo affascinante mondo. Che qui, ed in nessun'altra parte, immaginano il loro futuro.

Ed eccolo, il "privilegio" di essere portuali: la consapevolezza di essere una parte di storia della classe lavoratrice, il sentirsi (pure con le recinzioni attuali) elementi di una forza unica, compattata dagli stessi obiettivi, il poter contare su una forte solidarietà, non comune agli altri settori, e che si ritrova come peculiarità nella nostra città.

A Mario e Vittorio va un grazie per l'enorme lavoro di ricostruzione storica. Non abbiamo intenzione di lasciare la loro opera in uno scaffale, ad arricchire la nostra biblioteca. L'obiettivo che abbiamo, nell'immediato, è quello di utilizzarla per aprire un dibattito che partendo dalla conoscenza, dall'analisi, dalla critica, dalle azioni positive e dagli errori fatti in quegli anni, faccia nascere una proposta che veda ancora una volta, i lavoratori come protagonisti di una nuova fase della vita portuale.

Ci auguriamo che questo colga almeno in parte uno degli obiettivi che si erano prefissati gli autori nell'iniziare questa avventura. Se così sarà, se anche questo sarà vissuto come un contributo alla lunga marcia che i lavoratori devono continuare a fare per affermare i loro diritti, non solo loro, ma tutto il porto e la città ne trarranno vantaggio. Se poi, insieme, riuscissimo anche a trasmettere che certi valori, per i quali i tanti protagonisti del libro e quelli che ancora verranno, hanno combattuto non conoscono stagioni e mode, crediamo che il lavoro di Bagnasco e Gaglione potrà considerarsi pienamente compiuto.

Valter Fabiocchi

Segretario Generale CdLM Genova

Ivano Bosco

Segretario Generale Filt-CGIL Genova