|
È scomparso l'artista-partigiano. il
pittore della città operaia, dell'acciaio e del porto, dei ghirigori con
cui filava Resistenza, lavoro, politica, affetti. Attilio Mangini, 92
anni, è mancato ieri nella sua casa di Piazza Soziglia 12.
Erano sporche, le mani di Mangini: di terra, combattente sui monti, con
la tessera del PCI, datata 1943, in tasca. Di impegno politico continuo,
attraversando le trasformazioni del partito Pci, Pds, Ds. Di pittura,
ovviamente, ma intesa sempre e solo come mezzo per narrare, denunciare e
spiegare.
Un espressionismo rarefatto in quei suoi segni filamentosi e nitidi in
cui intrecciava corpi e case, profili di fabbriche e banchine. Diluiti
in un'atmosfera fantasmagorica, circense, dove volti, gesti, abbracci
sfocano, fondendosi. Evoluzioni acrobatiche, nello spazio.
Soltanto nel '75, aveva deciso di dedicare alla Resistenza una serie di
disegni a china, che espose nell'antologica che Genova gli dedicò al
Ducale, nel 2002. Secondo omaggio della sua città, dopo la prima mostra
monografica del museo d'arte contemporanea di Villa Croce, dieci anni
prima.
Proprio nel '92, a giugno, Genova aveva voluto festeggiare i novant'anni
dell'artista, a Tursi, con il sindaco Beppe Pericu. Per
cui Mangini era schierato in prima fila.
Aveva frequentato l'Accademia Ligustica, negli anni '20, ma si è sempre
definito autodidatta. La prima mostra risale al 1946, alla Galleria
Genova, una delle più attente al nuovo. E nel 1950 Mangini arrivò a
Veneza, alla Biennale.
Ieri i primi a dare l'annuncio della morte sono stati proprio i Ds, e
poi il sindaco Pericu ha diffuso una nota: «Mangini è stato molto amato
dai genovesi e continuerà ad esserlo - scrive - anche per ricambiare
l'intensità, la passione, l'amore con cui l'artista ha raccontato,
attraverso la magia della forma e del colore, la città e i suoi
abitanti. Ci mancherà molto».
I funerali si svolgeranno oggi, alle 12, presso il cimitero di Staglieno.
(m.b. la Repubblicani Lavoro - Genova - Giovedì 29
gennaio 2004) |