ORDINE DEL GIORNO APPROVATO DAI DELEGATI ALLA CONFERENZA
DI COMPAGNIA
I Delegati partecipanti alla Conferenza di Compagnia tenutasi nei giorni
13-14 e 15 gennaio 1973 al teatro AMGA, preso atto della relazione del
Consiglio di Amministrazione e degli interventi succedutisi, danno
mandato al Consiglio di Amministrazione di proseguire la consultazione
con i lavoratori della Compagnia, sulla base degli indirizzi della
relazione stessa e del dibattito svolto; danno altresì mandato di
convocare l'Assemblea Straordinaria della Compagnia per giungere alla
delibera definitiva che sancisca una vera e grande Compagnia Unica,
basata sul principio della parità turni salario, ed ispirata a rapporti
reciproci improntati ad eguali diritti ed eguali doveri.
Genova, 15 gennaio 1973
PROGRAMMA DI RISTRUTTURAZIONE DELLA COMPAGNIA
Brevi richiami:
Nel dare seguito al programma di ristrutturazione della Compagnia, il
cui testo orientativo del Consiglio di Amministrazione è stato
sottoposto a dibattito alla Conferenza tenutasi al Teatro AMGA cittadino
il 13-14-15 gennaio 1973 ottenendone l'approvazione dei delegati
regolarmente eletti, riteniamo utile, prima di illustrare gli aspetti
tecnici più salienti delle trasformazioni, richiamare succintamente i
motivi che hanno indotto la Compagnia ad assumere l'iniziativa di
promuovere l'ammodernamento del nostro scalo.
I sostanziali mutamenti intervenuti nel campo delle tecniche di
confezionamento delle merci e dei mezzi operativi e di trasporto, dei
quali in altre circostanze si è già lungamente parlato e che i seguenti
aggiornati rilievi statistici riferiti alla nostra attività ampiamente
confermano, non pongono altra alternativa ai porti che vogliono
sopravvivere di quella del loro rinnovamento.
Concetto basilare è che le grandi concentrazioni di capitali di questi
ultimi anni nel settore dei trasporti marittimi ad opera dell'armamento
internazionale, perseguono il fine, d'altra parte già ben delineato, di
svincolare i traffici dai « porti d'obbligo » per orientarli verso
quelli di maggior convenienza economica. I porti, per poter reggere alla
concorrenza, sono costretti ad industrializzare la loro attività
sottoponendosi ad un continuo sforzo di rammodernamento degli impianti e
delle attrezzature.
La tendenza, quindi, ad avvalersi degli scali geograficamente meglio
collocati sta per essere sovvertita dai nuovi mezzi di trasporto che
assumono come punto principale di riferimento il costo dell'operazione
portuale.
Inoltre, l'avvento delle nuove tecnologie modifica, oltre a ridur-ne
sensibilmente l'impiego, anche la tradizionale attività del lavoratore
portuale inserendolo in
procedure di lavoro sempre più uniformi e tecnicamente sempre più
evolute.
Trovano superamento o emarginazione qualificazioni professionali del
passato che avevano giustificato il sorgere di particolari forme
organizzative e trovano affermazione nuove attività meccanizzate
richiedenti l'impiego di personale altamente specializzato e
diversamente organizzato.
Ne consegue, che l'accettazione supina della situazione esistente non
può che rendere inevitabile il declassamelo degli istituti e delle loro
funzioni.
Dovendosi pertanto provvedere alla difesa del nostro scalo e del nostro
lavoro, siamo della convinzione si debba dare priorità, in ordine alle
indispensabili quanto urgenti trasformazioni, al rinnovamento della
Compagnia, per porre la stessa non solo nella condizione di potersi
validamente inserire nel duro processo di adeguamento dell'attività
portuale alle imperiose esigenze dei traffici, ma di poterlo anche
efficacemente determinare.
Infatti, riteniamo che, dopo le amare esperienze del passato in materia
di interventi, l'impulso al rinnovamento debba essere promosso dagli
stessi soggetti che operano all'interno del porto e in primo luogo dai
lavoratori portuali che rappresentano la forza più sana e, sul piano
sociale, la più storicamente preparata.
Siamo tutti consapevoli, di essere di fronte ad una grande prova, che
bisogna, malgrado le a-spre difficoltà, saper superare Anche in passato
abbiamo sempre saputo, in concomitanza a profondi processi di
trasformazione politica ed economica, riorganizzarci prontamente e
promuovere i mutamenti che le nuove situazioni richiedevano.
Il rinnovamento a nostro avviso dovrebbe investire i tre principali
cardini dell'economia portuale genovese: i servizi resi dalla Compagnia,
i cosiddetti servizi portuali con particolare riferimento ai soggetti
operativi e il Consorzio Autonomo del Porto, per dar vita ad una
politica portuale più incisiva, capace cioè, di profonde trasformazioni
sul piano dell'attività, degli impianti e delle infrastrutture — dogana,
ferrovia, reti stradali di comunicazione, spazi operativi, ecc. —.
Una
politica portuale, quindi, atta a superare le molteplici contraddizioni
oggi esistenti sul piano della funzionalità dei servizi e
che si ponga come obiettivo principale quello della programmazione del lavoro
e dei finanziamenti, connettendosi con le esigenze di uno sviluppo
portuale proiettato al
superamento delle strozzature economiche, civili e sociali.
Alla base di tutto ciò il superamento della Seport per il quale, e per
quanto ci riguarda, si ravvisa l'opportunità di sviluppare e
approfondire ulteriormente il dialogo, senza perdere di vista il
carattere d'urgenza che la situazione ha nel frattempo assunto (da qui
l'impegno già preso dal Consiglio di indire a non molta distanza di
tempo altra Assemblea dei lavoratori portuali); l'abolizione delle
restanti isole privatistiche; l'affermazione del binomio CAP - Compagnia
per il raggiungimento di una maggiore produttività dei servizi in un
ambiente di lavoro affrancato dallo sfruttamento e ove sia maggiormente
tutelata l'integrità fisica del lavoratore.
La costituzione dell' impresa pubblica, in sostituzione delle vecchie
anacronistiche imprese private, la cui presenza nella realtà portuale
era fonte di illeciti profitti e incideva negativamente specie nella
determinazione dei criteri di massima economicità e competitività del
nostro porto, doveva rappresentare solo una tappa nella fase di
traslazione dei servizi imprenditoriali all'Ente pubblico.
Se vi sono
ragioni sufficienti per ritenere che l'operazione debba essere conclusa
in funzione del tempo ormai trascorso, altre se ne aggiungono in
considerazione degli scarsi risultati conseguiti sia sul piano della
funzionalità dei servizi che dei costi gravanti sulle tariffe. Costi
che, malgrado non risentano più del rincaro dovuto al profitto, Hanno
comunque raggiunto livelli tali da non trovare giustificazione alcuna
sotto il profilo economico in quanto completamente disancorati da una
corrispondente equa compensazione del servizio reso. Questo, in un
contesto operativo che mentre evidenzia accentuati sintomi di
decadimento della prestazione subisce anche inopinatamente un continuo
aumento della forza-organico.
Il processo di ristrutturazione dei servizi portuali diventa, quindi,
inevitabile per poter eliminare dal porto le vecchie incrostazioni che
continuano a vanificare gli sforzi orientati in direzione delle
trasformazioni e, le sue basi di attuazione, noi le individuiamo
nel far assumere al CAP veste imprenditoriale e nell'affidare alla
Compagnia l'esecuzione e la direzione tecnico-pratica delle operazioni.
In merito ai finanziamenti, dai quali dipendono le nostre possibilità di
adeguamento alle tecnologie più avanzate, pensiamo che la questione vada
posta ormai in termini di lotta prolungata per ottenere di svincolarsi
dalla colposa inerzia in cui è precitato l'ordinamento
marittimo-portuale che, nonostante le continue attestazioni di buona
volontà rilasciate dai governanti, costituisce pur sempre il fanalino di
coda della nostra economia.
A Genova il porto di Voltri sta a rappresentare, ve ne fosse ancora
bisogno, l'inconfutabile prova di questa irresponsabile politica
rinunciataria.
Non sarà certo il recente disegno di legge che autorizza una spesa, per
la progettazione ed esecuzione di opere portuali, di soli 160 miliardi
da erogarsi per di più in 5 anni, a riscattare dal letargo uno degli
aggregati più importanti della nostra economia. Permangono ancora troppo
limitati gli stanziamenti e permane ancora troppo elevato il numero dei
porti classificati di importanza nazionale, e quindi meritevoli di
essere finanziati, per essere certi delle possibilità di recupero dei
forti ritardi registrati nei confronti dei principali scali esteri già
in grado di catalizzare le più importanti correnti di traffico.
Anche i nuovi schemi organizzativi postulati dal Governo appaiono ben
lontani dal dare il giusto inquadramento a questa complessa materia,
quando in essi non si ravvisi addirittura il pericolo di appesantire
ulteriormente le procedure e, la convinzione, di doversi ormai
rassegnare a svolgere nel campo dei traffici marittimi un ruolo di
secondaria importanza.
E' bene considerare che potremo avanzare con successo entro il vasto
fronte testé delineato, solo se ci presenteremo con una Compagnia unita
e ben orientata, in grado di utilizzare proficuamente le notevoli
energie di cui dispone, così come è bene precisare che con le
trasformazioni, prossime ad essere varate, non vi è alcuna disponibilità
da parte nostra ad assumerci oneri derivanti dall'attuale stato di
scarsa competitività del nostro scalo.
Di tali esigenze si è resa interprete la Conferenza tenuta mesi addietro
al teatro AMGA, nel corso della quale i lavoratori portuali sono stati
chiamati ad approfondire un franco dibattito su alcuni dei principali
punti attraverso i quali, a giudizio del Consiglio di Amministrazione,
dovrebbe articolarsi il processo di revisione reso maturo dai tempi.
Pur non avendo costituito il
dibattito alla Conferenza una fase deliberativa in merito alle proposte
avanzate, si è avuto ragione di ritenere, a giudicare dal carattere dei
numerosi interventi e dall'approvazione del documento, che una larga e
sostanziale adesione esista, nei confronti delle ipotesi rinnovatrici,
fra la maggioranza dei lavoratori.
Veniva comunque deciso di demandare ogni e definitiva decisione ad
un'Assemblea straordinaria, a cui si sarebbe dovuti giungere dopo
un'ampia divulgazione dei temi trattati, Assemblea che ha dovuto subire
un certo spostamento rispetto al calendario prefissato per l'insorgere
di altri pressanti problemi, primo fra i quali quello legato alla
vertenza per la generalizzazione del lavoro a turni.
Il nuovo schema organizzativo
Sarà opportuno ricordare che gli argomenti sui quali si è maggiormente
incentrato il dibattito al teatro AMGA hanno riguardato:
— il rinnovamento della struttura interna e di quella direzionale;
— le modifiche al sistema di avviamento e del lavoro;
— la formazione degli organici e le garanzie occupazionali;
— la riforma del sistema retri-butivo e di riparto.
Ciò premesso, e nell'intento di accelerare le modalità di passaggio
dalle vecchie strutture organizzative a quelle nuove auspicate, il
Consiglio di Amministrazione sarebbe dell'avviso di procedere ad una
prima revisione dell'apparato direzionale attuale, affidando alla
istituzione di quattro commissioni di lavoro il compito di abbozzare fin
d'ora quello che, previo assenso della Assemblea straordinaria, dovrebbe
poi risultare lo schema di base su cui far funzionare l'organismo
dirigente della Compagnia.
Tale organismo dovrebbe risultare, rispetto al presente, ampliato nel
numero dei consiglieri e in quello dei vice consoli; ciò anche in
considerazione del contestuale superamento dei Consigli Tecnici e dei
Capi sezione a partire dalle prossime elezioni per il rinnovo delle
cariche sociali.
In quella occasione dovrebbero essere eletti, con le modalità già in uso
per la nomina dell'attuale terna dirigenziale, sei vice consoli, la cui
estrazione dovrebbe restare ancorata a principi di rappresentatività
sezionale, anche per rendere più agevole il passaggio da un tipo di
strutturazione all'altro. In seguito le elezioni dovrebbero avvenire
senza tener conto di una simile rappresentatività.
Discorso a parte deve essere fatto per la nomina e per il numero dei Consiglieri di Amministrazione i quali, continuando a
rispettare la provenienza sezionale, dovrebbero passare da 4 a 5 per le
sezioni San Giorgio e Stefano Canzio e da 1 a 2 per le altre sezioni.
Inoltre ogni sezione dovrebbe avere un responsabile di chiamata,
nominato dal Consiglio di Amministrazione fra i propri membri, avente il
compito di coordinare e sovrintendere a questa primaria funzione della
Compagnia.
In questo quadro rinnovatore, deve essere intesa come necessaria la
parallela iniziativa di un adeguato rafforzamento di quegli organismi,
insostituibili per mantenere vivo e corretto il democratico rapporto che
deve esistere fra base e dirigenza della Compagnia, rappresentati dalle
Assemblee Consultive Permanenti.
Si ritiene, peraltro, che più opportuno sarebbe addivenire alla loro
unificazione in una sola Assemblea la quale, per mezzo di un metodo di
lavoro diverso perché poggiante su una visione più generale dei
problemi, prefiguri una delle nuove strutture portanti della Compagnia
finalmente u-nificata.
Già si è detto che, in attesa della ratifica assembleare, il
rinnovamento dell'apparato direzionale avrà inizialmente un carattere
sperimentale. I settori di attività che dovrebbero essere affidati alla
competenza delle quattro Commissioni indicate sono i seguenti:
1) lavoro;
2) tariffe;
3) meccanizzazione;
4) sindacale e sociale.
Settore lavoro
La Commissione preposta a questo settore dovrà intervenire in tutto ciò
che attiene le questioni connesse all'avviamento al lavoro, con
particolare riguardo ai
problemi posti dall'esigenza di perequare nel modo più razionale
possibile sia la distribuzione del carico lavorativo che il guadagno.
Importante inoltre, sotto altro aspetto, l'opportunità di armonizzare le
necessità operative della Compagnia con quelle presenti nel folto gruppo
di lavoratori non più in grado, a causa dell'età o di parziali
menomazioni, di far fronte agli impegni lavorativi più gravosi.
Sarà compito anche, per chi o-pera in questo settore, promuovere nella
misura più larga il grado di addestramento richiesto dalle moderne
tecniche, tale da poter assicurare la piena rispondenza alla
molteplicità dei servizi resi dalla Compagnia.
Altrettanto dicasi in rapporto alla qualificazione dei futuri quadri
tecnici, la quale dovrà avere come scopo la preparazione di un unico «
quadro », eminentemente specializzato per assolvere le funzioni della
direzione tecnico-pratica a livello di banchina.
Strumento idoneo al raggiungimento di questi scopi dovrà essere la
scuola professionale, in linea di massima già proficuamente avviata e
nei confronti della quale sarà utile intervenire con tutti quei
correttivi che l'esperienza fatta in occasione del primo corso ha
indicato come necessari.
Altro campo di intervento della Commissione che presiede il settore
lavoro sarà quello concernente i danni provocati durante la
manipolazione delle merci. A tale riguardo sarà opportuno, attraverso un
approfondimento della casistica, studiare ogni possibile intervento
disciplinatore capace di ridurre il fenomeno, al fine di accreditare
sempre maggiormente il livello qualitativo delle prestazioni fornite
dalla Compagnia.
Anche il relativo contenzioso farà capo all'attività svolta da questa
commissione.
Settore tariffe
Questo settore dovrebbe occuparsi delle questioni strettamente attinenti
il campo tariffario, a-vendo quindi cura di mantenere attivi i necessari
contatti con i vari soggetti presenti nella vita portuale, siano essi
pubblici oppure privati, senza perdere di vista che una trattativa
vertente su un accordo tariffario è per la Compagnia qualche cosa che
travalica il puro aspetto tecnico, data la completa identificazione
e-sistente tra la tariffa ed il salario dei lavoratori.
Sotto questo profilo anche i contatti, che sarà indispensabile
aumentare, con le Compagnie degli altri porti nazionali dovranno
ripromettersi l'obiettivo di coordinare azioni comuni, affinché siano
eliminati quei fenomeni di tipo concorrenziale i quali non costituiscono
soltanto un danno oggettivo per le singole Compagnie, ma fanno
apertamente il gioco dei ceti imprenditoriali.
Dovrà rientrare nei compiti della Commissione tariffe il controllo
dell'andamento economico delle gestioni già dirette e di quelle che
eventualmente verranno acquisite, oltre alla predisposizione sulla base
delle decisioni del Consiglio di Amministrazione, dei necessari studi e
delle idonee misure per la eventuale estensione della sfera gestionale.
Anche le mansioni fiduciarie dovranno formare oggetto
dell'interessamento del settore.
E' implicita nell'attività del settore tariffe la competenza in merito
alle controversie riguardanti il campo delle
fatturazioni.
Settore meccanizzazione e attrezzature
Il buon funzionamento di questo settore richiede che si proceda tenendo
presenti i due aspetti dai quali è contraddistinto: l'efficienza dei
mezzi e la riduzione dello sforzo fisico.
Entrambe le esigenze possono essere soddisfatte con la ricerca di
soluzioni tecniche avanzate, la cui individuazione dovrà essere
preceduta da una approfondita analisi concernente le varie situazioni
operative, avuto particolare riguardo a quelle ambientali e a quelle
riferentesi alle attrezzature da lavoro.
Pertanto, un impegno costante sul piano dell'aggiornamento costituirà condizione di fondo per un proficuo lavoro da parte di questa
Commissione, la quale dovrà promuovere rapporti più strettamente
coordinati con il Comitato Unitario sull'Ambiente di Lavoro. Ciò, sempre
allo scopo di vedere realizzate, in ogni singola attività, condizioni
operative nelle quali la tutela dell'integrità psico-fisica del
lavoratore abbia subordinata ogni altra considerazione. Questo settore
dovrà anche occuparsi delle nostre officine e dei relativi servizi.
Settore sindacale e sociale
I rapporti fra Compagnia e Organismi sindacali non potranno prescindere
dai ricordati inscin-dibili vincoli che legano i lavoratori portuali al
mondo del lavoro nella sua espressione più genuinamente rappresentativa
qual è, appunto il sindacato, e dovranno pure tenere conto della
particolare natura e delle singolari caratteristiche che stanno alla
base dell'istituto Compagnia.
Tutto ciò significa che la Compagnia, essa stessa rappresentativa di
interessi operai saldamente convergenti, deve, in stretto rapporto con
gli Organismi sindacali, operare per la difesa dell'istituto medesimo,
da tempo ormai soggetto ad attacchi sempre più pesanti, per conseguire
positivi successi nella dura lotta impostale dal progresso tecnologico
nel campo occupazionale.
Su questa base, la Commissione che presiede il settore sindacale e
sociale dovrà costituire il tramite di un rapporto permanente con il
Sindacato, coordinando con esso le iniziative necessarie.
Dovrà pure attendere a stabilire gli opportuni collegamenti con gli
altri organismi interessati a promuovere un grado di sempre maggiore
elevazione del lavoratore portuale, al fine di accrescerne il bagaglio
culturale, la disponibilità del tempo libero, nonché ad assicurargli,
nei limiti del possibile, assistenza per problemi individuali tipici
dell'organizzazione sociale odierna.
La Commissione destinata a questo settore dovrà interessarsi anche degli
indumenti protettivi, delle norme antinfortunistiche e del « Notiziario
» della Compagnia.
'Anche i rapporti sindacali con gli addetti ai servizi dovranno essere
seguiti dalla Commissione suddetta.
L'attività di ciascuna Commissione sarebbe coordinata da un vice console
il quale dovrebbe a-vere la responsabilità della sua conduzione tecnico
organizzativa. Nelle Commissioni del settore «tariffe» e di quello
«sindacale», per le quali si prevede una attività maggiormente
articolata, dovrebbero essere inseriti gli altri due vice consoli,
restando inteso che i compiti di rappresentanza della Compagnia a tutti
i livelli, riservati dalla legislazione vigente al Console, potranno
essere delegati soltanto ai vice consoli e, ove del caso, alla Direzione
Amministrativa.
In conseguenza con la ristrutturazione direzionale testé esposta,
dovrebbe iniziare quel processo di integrazione fra i quadri tecnici
avente lo scopo di fondere le diverse esperienze sezionali in una somma
di conoscenze, sempre più estese e generalizzate, capaci di dar vita ad
un vero quadro tecnico di Compagnia.
A questo fine si è previsto di iniziare con lo stabilire stretti
contatti fra il quadro tecnico di terra e quello di bordo, onde
consentire Io scambio di utili esperienze e la conoscenza dei problemi
relativi ai rispettivi settori di lavoro. Anche il quadro tecnico della
sezione Commessi di Bordo dovrebbe essere inserito nel processo di
amalgama cosi ipotizzato. Si potrebbe così, superato il periodo
iniziale, arrivare a nominare responsabili della direzione tecnica delle
varie operazioni, scelti indipendentemente dal settore di provenienza,
con il solo criterio delle capacità personali e delle conoscenze
acquisite, avvalendosi, per la componente amministrativa, del personale
della sezione Commessi al fine di poter pervenire ad un'unica direzione
collegiale del lavoro.
Tappa successiva, da raggiungere con la data del 1° gennaio 1974, e
legata per buona parte all'esito positivo delle descritte iniziative in
tema di rinnovamento interno, è l'adozione di un cottimo collettivo di
Compagnia.
Fondamento di una tale innovazione è il raggiungimento della parità
turni/salario tra i lavoratori delle varie sezioni, per poter assicurare
a tutti un trattamento rispondente a criteri di equità.
Si deve, a questo proposito, chiarire subito un aspetto di rilevante
portata il quale, se non rettamente inteso, potrebbe dare adito a dubbi
interpretativi circa
le finalità della ristrutturazione della Compagnia.
Il concetto di parità tra turni e salari non postula, come potrebbe
apparire a prima vista, 1' istituzione di una sorta di indiscriminato
ruolino unico di avviamento al lavoro, attraverso il quale detto
concetto possa concretizzarsi; anzi, proprio la salvaguardia delle
specializzazioni di origine, che parte così importante hanno avuto nella
formazione dell'organismo dei lavoratori portuali, dovrà risultare
condizione essenziale e garante della capacità di intervento a tutti i
livelli, presenti e futuri, dell'attività portuale che la Compagnia
rivendica. D'altro canto, ciò sta anche a significare che, esaurite le
richieste di lavoro nel settore di attività loro proprie, i lavoratori
di una sezione dovranno obbligatoriamente essere avviati presso le altre
quando ciò, ai fini del raggiungimento della parità di avviamento
intersezionale, si rendesse necessario.
Le modalità di attuazione di un simile meccanismo perequativo, per
quanto possibile, dovrà tener conto delle affinità di lavoro esistenti,
né potrà prescindere dalle condizioni operative di ciascuna sezione e
neppure dalle caratteristiche dell'avviamento non immediatamente
modificabili. Anche i presumibili effetti della generalizzazioni del
lavoro a turni a decorrere dalla data del 1" gennaio prossimo, dovranno
essere valutati ai fini suesposti.
Nell'istituzione del cottimo collettivo sono altresì presenti tutti i
principi informatori di quel processo unitario verso il quale la
Conferenza ha indirizzato la Compagnia.
Le considerazioni circa l'incessante mutare dei rapporti sociali
all'interno del porto,- sollecitati dalle nuove tecnologie e dalle
rinnovate strategie del grande padronato, trovano risposta in un atto
che, senza essere soltanto livellatore dei guadagni, pone i lavoratori
in condizioni di maggior
forza, perché li libera da buona parte delle contraddizioni interne che
la situazione in atto presenta. Li pone, ad esempio, in grado di opporsi
in modo compatto ai tentativi di intaccare le loro conquiste sindacali e
sociali; consente loro di rivendicare le attribuzioni che una erronea,
quando con consapevole, visuale circa l'assetto gestionale del porto, ha
disperso tra altri soggetti.
Si tratta di obiettivi di tale importanza i quali, se valutati assieme a
quello intrinseco alla natura della Compagnia, vale a dire l'obiettivo
di una vera equità fra i propri associati, debbono impegnare tutti i
lavoratori in uno sforzo comune teso al loro completo raggiungimento.
Non è disgiunta da questo, ne è invece parte costitutiva, la
consapevolezza di come sia necessario, oggi, rapportarsi al lavoro e al
rispetto della normativa che lo regola in un modo, per certi aspetti,
diverso da quello del passato.
Il connesso risvolto disciplinare dovrà, perciò, rispondere ai criteri
di fermezza che si addicono ad un organismo operaio, senza trascurare la
necessaria opera di informazione e di persuasione volta ad ottenere una
più generalizzata partecipazione all'attività, ma con la convinzione
che, nei riguardi di coloro i quali volessero continuare ad indulgere a
pratiche superate dai tempi e dalle nuove condizioni di lavoro, non
potrà esservi debolezza di sorta.
Conclusiva, ma, ad un tempo, iniziatrice di una nuova fase dovrebbe
essere l'istituzione della squadra unica di Compagnia. Conclusiva,
certo, perché segnerebbe il culmine e la fine del ciclo di
trasformazioni interne aperto con la ristrutturazione dell'apparato
direzionale. Iniziatrice, perché questa profonda innovazione non può
andare disgiunta dalle sostanziali modifiche che debbono investire
l'assetto dei servizi portuali.
Proprio per questo aspetto, non
si è voluto spingere a fondo per il rapido conseguimento di simile
traguardo, ma si sono invece studiate soluzioni intermedie, quali già
erano state a suo tempo indicate.
In linea di massima si dovrebbe prima introdurre la pratica della
squadra unificata, per l'operazione nave, a livello sezionale, agendo
cioè tra i diversi avviamenti, in modo da creare tra i componenti le
squadre un alto grado di amalgama, tale da poter poi essere utilmente
trasfuso nelle successive fasi. In questa, si risulterà sicuramente
agevolati dal fatto che, con il 1° gennaio, nuovi lavoratori entreranno
a far parte della Compagnia e la collocazione cui saranno destinati
dovrà senz'altro tener conto delle esigenze ora enunciate.
Sempre per l'operazione nave ed al fine di predisporre il definitivo
passaggio alla squadra di Compagnia, è stato assunto l'impegno di
realizzare subito dopo le elezioni lo spostamento verticale delle
squadre avviate.
E' necessario però affermare, nonostante la cautela con cui si intende
procedere, che la squadra unificata di Compagnia resta la chiave di
volta su cui si regge l'intero processo di trasformazione interna.
Questo convincimento, d'altra parte espresso chiaramente in altre
occasioni, deve dare forza al programma esposto e tranquillità circa gli
obiettivi finali. Perché intorno al nucleo della squadra unificata,
nella quale dovranno anche essere inserite le specializzazioni per le
quali si dovrà rivendicare l'assistenza obbligatoria, si potrà costruire
un organismo operaio nuovo nelle concezioni, ma ancorato alle tradizioni
che nel passato ne stimolarono la nascita; anticipatore dei traguardi di
progresso sociale che debbono essere toccati da tutti i lavoratori,
punto di riferimento per tutti coloro che operano in porto.
Il Consiglio di Amministrazione |