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FASCE -
Bacini di carenaggio
FASCE - Bagni Doria

FASCE -
Foce
FASCE
Giovanni (Genova, 1936)
Sezione: Commessi di Bordo - Soprannome: Smith
Autodidatta, con una forte propensione alla pittura di cui
considera in modo particolare le accezioni luminose, dipinge da anni,
traendo ispirazione dai paesaggio ligure.
La sua è una pittura - come ha scritto Emilia Marasco - che rivela
padronanza di mestiere e una scrittura libera orientata più
all'espressione che alla (ri)costruzione del veduto. Infatti altri hanno
precisato come egli non inventi li paesaggio ma qualcosa di più
importante, cioè il respiro e la luce più vera che ad esso
appartengono.
Si ricordano le personali: Vetrine Cassa di Risparmio, Genova, 1973;
Galleria Comelli, Genova, 1974; Galleria Mazzini, Genova, 1979, 1981 ;
Galleria II Melograno, Genova, 1988; Galleria Tavarone, Genova, 1989;
Galleria La Meridiana, Piacenza, 1990; Galieria II Punto, Genova, 1992;
Centro Arte e Cultura Sabatelli, Genova, 1994.
BIBLIOGRAFIA
Personale di C. F., cat. mostra, Genova, 1989; Personale di G. F., cat.
mostra, Piacenza, 1990; Nuova promotrice, cat. mostra. Genova, 1993; G.
F., cat. mostra. Centro d'Arte e Cultura Liguria, Genova, 1994; G.
Beringheli (a cura di). Repertorio... , Genova, 1995-
DI CRISTINA
Italo (Genova, 1940)
Sezione: Stefano Canzio
Ha studiato alla Ligustica e ha partecipato a gruppi e
movimenti di notevole interesse artistico (Gruppo Studio Carabaga,
Genova, nel 1966) attraversando gli esiti maggiori di quella
ricerca pittorica che si è orientata alla sperimentazione di
diversificate soluzioni formali dal figurativo alla Pop.
Passando per l'Informale e per alcune definizioni Optical, Di Cristina
si è avvicinato più recentemente a quelle proposizioni che, oscillando
tra l'Arte Povera e l'Arte Concettuale, non hanno tuttavia negato
l'importanza dell'oggetto formale e del suo linguaggio. Ne ha tratto una
sorta di pittura fortemente materica e ricca di apporti eterogenei, in
grado di pervenire ad una sorta di espressività molto personale,
simbolica di quella leggerezza che, come scrive Elisabetta Rota, "ha
tutto il peso della terra". Va osservato come spesso questo
artista, irretito dalla pluralità dei linguaggi, carichi la propria
opera di riflessioni filo-sofiche, sociali ed esistenziali.
Di Cristina ha iniziato ad esporre in mostre collettive nel 1978, mentre
la prima personale, tenuta alla Piccola Galleria Andrea Doria, è del
1981. Dell'intensa attività espositiva qui si ricordano solo le più
recenti personali: Museo Santa Maria di Castello, Genova, 1990; Café des
Artistes, Genova, 1991, 1996; performance Civiltà, Giornate Colombiane,
Assessorato alla Cultura di Genova, 1992; performance Prove per
sottrazione di ruolo, sponsor Metal Lux, Milano, 1992; Corte Zerbo Gavi,
Alessandria, 1993; Centro Civico Buranello, Genova, 1994.
BIBLIOGRAFIA
R. Mignani, /. D. C., cat. mostra, Genova, 1984; istituto Granisci,
Genova, 1988; S. Ricaldone, Personale..., cat. mostra, Genova, 1988; E.
Rota,/D. C., cat. mostra, Genova, Ì994; G. Beringheli (a cura di).
Repertorio..., Genova, !995.
DI CRISTINA, SULLA ZATTERA DEL CONTEMPORANEO
"La Zattera della Medusa", il capolavoro di Théodore Géiicaùlt;
dipinto nel 1816, è il motivo ispiratore della mostra di Italo Di
Cristina che si inaugura oggi alle 17 negli spazi dell'associazione
culturale Satura (piazza Stella, 5/1). L'idea dell'artista è di
incastonare un frammento pittorico del quadro - ridipinto da lui stesso
- su un'immagine digitale legata alla contemporaneità. I temi detta
drammatica opera di Géricault dedicata ad un vero naufragio: speranza,
disperazione, eroismo, morte vengono così reinterpretati da Di Cristina,
alla luce della condizione:dell'uomo di oggi. Ilpittore genovese, da
sempre criticamente attento al ruolo sociale dell'artista e al contenuto
politico della creatività, tenta così una forma di ibridazione
linguistica dagli esiti convincenti.
Come scrive Silvio Seghi nel testo introduttivo alla mostra: "L'artista
rende chiara la relazione tra la percezione e il sapere, cercando di
mettere in rapporto ciò che si vede con dio che si vuole rendere
visibile". (G.G.)
Il Secolo XIX - 30 maggio 2010 - Sabato |