Radici: ieri, cento anni fa - Lo sciopero del 1900 nel Porto di Genova

19 dicembre 1900
con un decreto del prefetto Camillo Garroni viene ordinata la chiusura della Camera del Lavoro. Il provvedimento - sostenuto dal governo Saracco - è motivato con ragioni di ordine pubblico.
Si tratta dell'ultimo colpo di coda di un lungo periodo di direzione politica autoritaria iniziato nel dicembre 1893 con il ritorno al governo di Francesco Crispi, l'uomo "forte" voluto dagli agrari e da buona parte della borghesia. Crispi mette in stato d'assedio la sua Sicilia, interessata dai moti dei Fasci, reprime nel 1894 le agitazioni anarchiche in Lunigiana e si butta rovinosamente nell'avventura abissina conclusasi ad Abba Garima nel 1896.
A Crispi, caduto sotto il peso dei fallimenti coloniali, seguono per un breve periodo Antonio Di Rudinì e poi il generale Luigi Pelloux che rimane in carica dal giugno 1898 al giugno 1900. Uomo di corte, Pelloux ha la consegna da re Umberto di far sentire il polso dello stato. Gli ordini vengono prontamente eseguiti con le cannonate di Bava Beccaris a Milano. Tra il 1898 e il 1900 prende corpo la strategia reazionaria - teorizzata come "ritorno allo Statuto" da un liberale conservatore come Sidney Sonnino - intesa a sostituire il "degenerato" regime parlamentare con un regime fortemente caratterizzato in senso autoritario "alla prussiana".
Nel febbraio 1899 vengono avanzate leggi per limitare la libertà di stampa e i diritti di associazione e di riunione e per impedire gli scioperi nei servizi pubblici. La sinistra attua l'ostruzionismo. Pelloux trasforma i disegni di legge in decreti di immediata attuazione. A febbraio di un anno dopo la Corte di Cassazione dichiara illegittimi i decreti legge governativi. Pelloux decide di ricorrere alle elezioni che si risolvono tuttavia con una vittoria della sinistra repubblicana, radicale e socialista.
Pelloux si dimette e gli succede appunto Giuseppe Saracco, a capo di un governo molto debole.
A luglio viene assassinato per mano anarchica il re Umberto I°. Sul trono sale Vittorio Emanuele III°.
Il colpo di mano di Genova rappresenta dunque uno degli ultimi atti di una lunga strategia "muro contro muro". Il 19 dicembre, come si è detto, viene sciolta la Camera del Lavoro. Il giorno dopo gli operai del Porto sospendono il lavoro: è un movimento massiccio, ordinato, che suscita in tutto il Paese una grande emozione, anche perché le motivazioni non sono strettamente economiche, ma riguardano le libertà e i diritti fondamentali.
Il 21 mattina si tiene una manifestazione pubblica presieduta dal deputato socialista Pietro Chiesa. La partecipazione è immensa. Le richieste degli scioperanti riguardano la riapertura della Camera del Lavoro e la restituzione di carte e registri sequestrati.
Il giorno dopo è ancora sciopero, ma già si delinea una soluzione del tutto favorevole. Diplomaticamente, per sfumare la sconfitta del prefetto e del governo, si prospetta non la riapertura della Camera del Lavoro, ma la nascita di un nuovo organismo con sede concessa dal Comune e con gruppi dirigenti liberamente eletti.
Il 23 dicembre si tiene un nuovo grande comizio al Teatro Carlo Felice. Pietro Chiesa afferma: "Lo sciopero di Genova resterà famoso e farà epoca negli annali dei lavoratori di tutto il mondo per la grandezza, la solennità e la serietà della dimostrazione."
La vigilia di Natale lo sciopero è terminato e la Camera del Lavoro ricostituita. Ventiquattro anni dopo Luigi Einaudi, giovane inviato speciale de La Stampa nei giorni dello sciopero, scriverà: "A tanta distanza di tempo, riandando con i ricordi a quegli anni giovanili, quando assistevo alle adunanze operaie sui terrazzi di Via Milano in Genova o discorrevo alla sera in umili osterie dei villaggi biellesi con operai tessili, mi esalto e mi commuovo. Quelli furono gli anni eroici del movimento operaio italiano."
Lo sciopero di Genova segna la fine del decennio reazionario. Il governo Saracco cade proprio al termine del dibattito parlamentare che ha come oggetto il comportamento delle autorità governative nello scioglimento della Camera del Lavoro.
Il 4 febbraio 1901 Giolitti pronuncia un discorso che passa alla storia come un vero e proprio programma di governo. Viene esplicitamente riconosciuta la necessità di più alti salari e dei diritti all'esistenza delle organizzazioni dei lavoratori, entrambi frutti improcrastinabili delle trasformazioni sociali del Paese. A Saracco succede Zanardelli che nomina ministro degli interni proprio Giolitti. Si apre una nuova stagione politica del Paese. L'inizio è stato a Genova. Nel novecento italiano non sarà l'ultima volta.
Cinque giorni al porto: dicembre 1900 Genova. Domenica 23 dicembre 1900, Teatro Carlo Felice. E' l'antivigilia di un Natale memorabile per i lavoratori genovesi. Una folla di operai occupa il salotto buono della borghesia cittadina. Si festeggia la ricostituzione della Camera del Lavoro, sciolta solo cinque giorni prima dal Prefetto Gammi, con l'avallo del Governo Saracco. L'onorevole Leonida Bissolati, socialista, intervenendo nel corso della manifestazione, afferma: "È naturale che per difendere la libertà, i lavoratori abbiano adoperato la forza dell'organizzazione. Essi sanno che la libertà è pane e che il pane è libertà".
Nel tardo pomeriggio di domenica, a conclusione del comizio, gli operai escono festanti dal Carlo Felice, mentre entrano gli orchestrali: per la sera è in programma il "Crepuscolo degli dei". Quanti degli spettatori della sera avranno riflettuto sull'involontaria allusione del titolo wagneriano? Poche ore prima si era celebrato, con ben altro pubblico, il trionfo del primo sciopero generale della storia dell'Italia unita. Uno sciopero durato tre giorni, con motivazioni tutte politiche.
Paolo Arvati